Sciroppo di fiori di sambuco (al ritmo degli aerei)


Uno che ormai a malapena cucina una volta l'anno, uno ozioso, guerrafondaio e con le idee confuse, forse dovrebbe starsene zitto. Ma si dà il caso siamo anche un po' incontinenti. Cercato il pretesto, lo troviamo nel profumo dei fiori di sambuco.

Lo accantoniamo un attimo, disturbati dai morti. C'è un presidente osannato di una repubblica triste a cui piace il sangue - repubblica nata as usual dal sangue, dal tradimento, dall'impostura. Ciascuna cosa in natura tende alla sua sfera. Compatto il parlamento: ma l'importante è sapere che cosa è l'autorità, per non attribuirla erroneamente a chi non può averla. Nel frattempo, forti dell'ingiustizia, attendiamo la vendetta (che chiameremo, verginelli, "crimine").
Per quanto la retorica ci identifichi tutti sotto una bandiera nell'essenza scopiazzata, tutto ci tocca e tutto lascia traccia, ma il da-farsi è un altro: visitare pupillos, et viduas in tribulatione eorum, et immaculatum se custodire ab hoc saeculo (*). Già. Non lasciarsi contaminare dal mondo. Perché ciò sia possibile non basta chiedere una pastiglia in farmacia, né ci aiuta lo psicologo. Lasciati a se stessi gli elementi si sa come fanno: fuoco al fuoco; sangue al sangue; feccia alla feccia.
C'è dunque una sete che lo sciroppo di fiori di sambuco non può placare. E tuttavia, nella stagione calda, per diapason un fremito di pelle di donna, chiusi gli occhi - bere. Apollinea estasi, per il guerriero.
Ma noi - che nel nome di qualche costrutto economico commissioniamo su carta filigranata la morte, che di morte ci nutriamo, noi necrofili, decadenti divoratori d'innocenti, ripugnanti "intellettuali" sfatti dai nostri piccoli maledetti vizi - noi, lenoni della Putrefazione (sono amari tutti i nostri sorsi, dei nostri turpi fiori le api muoiono), una così piccola gioia, questo gioviale sorso floreale non possiamo gustarlo davvero. Ce lo impedisce il nostro metafisico disgusto per la soavità, per il buonumore, per la verità e la vita.

- Prendete nove limoni, incontaminati, fatti a fettine dentro un litro e mezzo di acqua bollita con quattro chili di zucchero disciolti.

- Aggiungete e lasciate in infusione, per ventiquattr'ore, venti ombrelle di fiori di sambuco.

- Filtrate.

I fiori vanno raccolti alla luce della luna piena. Accanto, una femmina in abiti leggieri, che s'inarchi sulle punte dei piedi nudi, trattenendo il respiro e vibrando mentre indarno serra i manici delle cesoie. Voi l'aiuterete abbassando il ramo. Una carezza, sul dorso delle manine presuntuose, conquisti la presa.
Sorridendo, muti, alla vita.



Note
(*) Citazione estesa (Lettera di Giacomo, 27): Religio munda, et immaculata apud Deum et Patrem, haec est: Visitare pupillos, et viduas in tribulatione eorum, et immaculatum se custodire ab hoc saeculo.
Traduzione (CEI): Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma l'autore di questo articolo è un frate appassionato di cucina?

Enrico Grazioli on 05 maggio 2011 00:54 ha detto...

Non lo ho ancora visto salmodiare: indagherò.

Algo Carè on 07 maggio 2011 12:56 ha detto...

No.
I frati seri, di infusi e bevande, ne sanno molto di più del laico insipiente autore di questo articolo.

Anonimo ha detto...

Mai dire mai. Magari un giorno potresti diventare anche tu un frate.
Sei già sulla buona strada.:-)

Algo Carè on 22 maggio 2011 22:25 ha detto...

Si fanno sibillini questi Anonimi.

Anonimo ha detto...

Ciao, mi chiamo Federico D'Emilei,
sono interessato a rilevare questa pagina come progetto.
Naturalmente la composizione degli articoli rimane in mano all'autore di ora, mi interessa farne una pagina di culto-riferimento con mie iniziative aziendali legate agli agriturismi in prevalenza.
a chi mi devo rivolgere? naturalmente pagherei per lo spazio.

Enrico Grazioli on 11 giugno 2011 14:08 ha detto...

Può scrivere e interagire con il sottoscritto e Algo

Anonimo ha detto...

esiste un canale preferenziale di comunicazione che non sia il blog stesso? email, telefono...

Algo Carè on 12 giugno 2011 15:07 ha detto...

Buongiorno.
Credo di non fare cosa sgradita all'editore (probabilmente in luculliane faccende affaccendato) nel riportare anche qui il suo indirizzo e-mail: enrico.grazioli@gmail.com.

 

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